Memoria Corta
giugno 18th, 2010Corriere Adriatico, 20 luglio 2007 (postato dalla compagnia del grillo)
FANO – Cambia il voto dei cittadini, cambiano le maggioranze politiche, cambiano i sindaci, ma loro no. Gli interessi forti della città non cambiano, anzi sono sempre più radicati nel tessuto economico e sociale.
Erano stati al centro dell’ultima campagna elettorale (senza mai essere nominati) per la dichiarata volontà della lista civica La Tua Fano di contrastarli. Il consenso ottenuto ha permesso a Stefano Aguzzi di conquistare il Comune ma quel sostanziale programma pare che non sia stato attuato. Tutt?altro.
Gli interessi forti sono in gran parte gli interessi dei grandi costruttori di Fano (poi ci sono le banche), quelli che influenzano il nostro modo di vivere, determinando dove compreremo una casa nuova e dove si stabiliranno le nuove famiglie, stabilendo gli standard abitativi e condizionando la qualità della vita urbana con le dotazioni del verde, dei parcheggi e delle strade.
Gli interessi forti fanno tutto questo per un’elementare motivazione economica: il profitto. Ciò non è illegittimo ma al contrario è naturale e auspicabile in un sistema fondato sulla libera impresa. C’è però una saldatura democratica: gli interessi forti devono essere temperati dalla concorrenza e contenuti da leggi e regolamenti, devono assecondare le esigenze della collettività e seguire le direttive delle assemblee elettive, le quali sono titolari, attraverso la rappresentanza, della sovranità popolare.
Invece, nella situazione fanese c’è da chiedersi chi decide cosa e chi controlla chi. E’ utile farlo in seguito a due osservazioni: l’alleanza tra le principali imprese del settore edilizio, con un intreccio di partecipazioni e una sovrapposizione di ruoli (nei fatti un cartello dominato da Vincenzo Minardi, conosciuto come Eliseo, e da Giordano Taus subentrante al padre Giovanni) e le modalità con cui vengono prese le fondamentali decisioni urbanistiche.
Cartina di tornasole è il riassetto della zona dell’ex zuccherificio, un’area industriale strategica per lo sviluppo di Fano della quale si discute da otto anni, dopo la chiusura della storica azienda per la lavorazione delle barbabietole. Il Prg dell’amministrazione Carnaroli di centrosinistra, revocato dall’attuale maggioranza, vi prevedeva case per 10 mila metri quadrati, strutture turistiche (un albergo) per 18 mila mq, negozi e un supermercato per complessivi 12 mila mq, uffici per 10 mila mq e zone espositive per un totale di 75 mila mq. Questa giunta di centrodestra, col Prg adottato otto mesi fa, voleva realizzare più case (28 mila mq), gli stessi uffici (10.000 mq), gli stessi negozi (12.000 mq ma senza supermercato), nessuna struttura turistica, un’area produttiva ed espositiva e una scuola (a carico dei privati) per un totale di 85.000 mq. Dieci giorni fa il sindaco Aguzzi ha tracciato una riga nera su tutto questo comunicando che nell’area dell’ex zuccherificio si costruiranno solo capannoni industriali e negozi per le merci lì prodotte, aggiungendo che la scuola sarà a spese del Comune. Disarmante e illuminante la spiegazione fornita: Lo hanno chiesto i privati. La società proprietaria Madonna Ponte aveva presentato un’osservazione al Prg che è stata accolta acriticamente dalla giunta e ratificata velocemente dal consiglio comunale, dove né maggioranza né opposizione hanno saputo esprimere una visione autonoma, nonostante quel mantenimento della destinazione industriale non fosse mai stato preso in considerazione nel dibattito politico. Ed è significativo chiedersi perché la proprietà abbia rinunciato a 28 mila mq di residenziale per un fatturato (a 3.000 euro al mq) superiore agli 80 milioni. Per trovare la risposta è utile aprire le scatole cinesi delle società immobiliari, scoprendo così che la proprietà di Madonna Ponte srl è in gran parte omogenea a quella della Polo Holding spa, con un legame rafforzato dalle due recenti (2006) compravendite di quote, pari al 39 per cento del capitale. Polo Holding è la società che sta realizzando le principali lottizzazioni di Fano: del Carmine (250 alloggi) e di via IV Novembre (450 alloggi). Immettere sul mercato altri 400 alloggi nel giro di pochi anni significherebbe calmierarne il prezzo: un interesse preminente per chi ha bisogno di una casa, non auspicabile però per chi costruisce, soprattutto se non c’è concorrenza tra le imprese. Quindi la domanda resta retorica: chi decide lo sviluppo urbanistico di Fano?
LORENZO FURLANI
Mi imbatto, navigando in rete, in un articolo di Lorenzo Furlani, riproposto dai grillini nel loro blog, di quasi 3 anni fa.
Proprio in questi giorni il sindaco Aguzzi e tutto il Pdl lottano per costruire in quell’area un palazzetto dello sport, ricevendo un secco NO dalla società Madonna Ponte proprietaria dell’area.
Come possiamo notare dalla lettura dell’articolo, proprio Aguzzi, nel suo primo mandato, aveva “autorizzato” i noti cementificatori ad edificare capannoni industriali e la conseguente vendita di merci.
Ci stanno prendendo in giro?
Probabilmente si, il caro sindaco ha effettuato una marcia indietro, anzi ha preso una strada contromano, per le tante proteste e reclami ricevuti da parte dei commercianti e associazioni ( contano parecchi voti???) ed ha proposto una struttura sportiva, obiettivamente necessaria, o cmq una via alternativa al centro commerciale.
I costruttori fanno sapere che se la situazione non si sblocca aspetteranno la prossima giunta, per chi fa profitto il tempo è denaro ma questa volta non è cosi: San Martino e Gimarra, “Fano alta”, li stanno aspettando.
Totem
La mia teoria qui confermata


